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Percorso FAI – Ingresso

All’ingresso è stata introdotta la storia dell’Ospedale mettendola in relazione con la storia dell’Istituto Tecnico Tecnologico, ricordando che

Le storie di questi due luoghi s’intrecciano perchè entrambi hanno svolto, nel corso del tempo, le funzioni di insegnamento, conoscenza e pubblica utilità. Il vecchio Ospedale “Maurizio Bufalini” dal 1911 al 1962 ha svolto il ruolo di luogo di cura, ricerca, conoscenza e insegnamento (se ne parla sin dall’inizio come “ospedale d’insegnamento”. Il Dott. Gaspare Battistini, primario dal 1939, fu Maestro di una Scuola di Medicina che ebbe la sua cattedra all’Ospedale Bufalini).
È stato sicuramente punto di riferimento come luogo di degenza e cura per la città di Cesena e dintorni. Luogo di ricerca (attraverso gli annessi laboratorio di Analisi, Radiologia, primo Centro AVIS, Elettrocardiologia e Fisioterapia) formazione e aggiornamento delle buone pratiche cliniche insegnate dai medici primari (l’ospedale Bufalini fu tra i primissimi in Regione ad impiantare Pace Makers).
Il FAI quest’anno ha scelto anche questo luogo per le “giornate di primavera” perchè questo edificio è un monumento. Monumento, dal latino monumentum, conserva la medesima radice del verbo monère, “ricordare”, quindi nel senso etimologico del termine, è sinonimo di documento, ammonimento, testimonianza: monumento non è solo l’opera eccezionale per valori storico artistici, come la Fontana Masini qui a Cesena, è monumento, secondo una definizione, un pò datata ma felice, degli anni ’70, “ogni testimonianza materiale avente valore di civiltà”. Ai sensi dell’attuale Codice dei Beni Culturali vanno tutelati tutti gli edifici che hanno superato i cinquant’anni di vita e, il nostro edificio, li ha! ma, in particolare, l’ex Ospedale Bufalini costruisce un monumento alla Sanità della città di Cesena essendo una delle prime strutture ospedaliere della Romagna concepita agli inizi del secolo scorso in maniera moderna.
Naturalmente, avendo cambiato la sua destinazione d’uso, da ospedale e scuola, l’edificio è cambiato ma proprio per questo va riscoperto e valorizzato. È una testimonianza della vita della città e di tutti i cittadini che qui sono nati, si sono curati, sono (purtroppo) morti.